MARIA AGAMBEN FEDERICI
Ultimo aggiornamento: 7 marzo 2026, 16:23
Maria Agamben Federici nacque a L'Aquila il 19 settembre 1899, in una famiglia benestante di origine armena. Trascorse l’infanzia e la giovinezza in Abruzzo e, dopo la laurea in Lettere presso Sapienza Università di Roma, iniziò a insegnare Italiano e Storia nelle scuole superiori.
Giornalista, impegnata politicamente, fu candidata nelle liste della Democrazia Cristiana all’Assemblea Costituente. Dal 1944 al 1950 fu inoltre presidente del Centro Italiano Femminile, promuovendo un dialogo diffuso tra donne e uomini con l’obiettivo di superare l’apatia e la sfiducia che ancora caratterizzavano gran parte delle masse femminili.
La sua particolare attenzione alle condizioni materiali della vita quotidiana delle donne — spesso segnate dalla fatica e dalle responsabilità familiari — la rese una figura di riferimento tra le ventuno madri costituenti che contribuirono alla nascita della Repubblica italiana.
Dalla Resistenza alla Costituente: una voce per l’uguaglianza
Numerose furono le battaglie e le iniziative promosse da Maria Agamben Federici per migliorare le condizioni di vita delle donne.
Tra le prime vi fu la questione del diritto di voto: ella comprese come l’opposizione a tale diritto fosse radicata in una visione arretrata delle relazioni familiari, in contrasto persino con i principi cristiani. Questa consapevolezza le permise di far emergere con forza la propria voce nel dibattito pubblico.
Eletta deputata nella I e nella II legislatura della Repubblica, fu relatrice del disegno di legge sulla “Tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri”, che sarebbe poi diventato la legge n. 860 del 1950, un importante passo avanti nella protezione della maternità e del lavoro femminile.
In quegli stessi anni, insieme a Lina Merlin, Angela Maria Guidi Cingolani e Maria De Unterrichter Jervolino, fondò il Comitato Italiano di Difesa Morale e Sociale della Donna (CIDD). L’organismo nacque con l’obiettivo di sostenere l’approvazione della proposta Merlin per la chiusura delle case di tolleranza e per favorire il reinserimento sociale delle donne coinvolte nella prostituzione.
L’impegno per le famiglie degli emigrati
Particolarmente duraturo fu il suo impegno nell’Associazione Nazionale Famiglie degli Emigrati (A.N.F.E.), che fondò nel 1947 per affrontare il fenomeno dell’emigrazione, allora molto diffuso durante la fase della ricostruzione del dopoguerra.
Maria Agamben Federici rimase presidente dell’associazione fino al 1981, favorendone l’espansione anche oltre i confini nazionali. Dopo aver lasciato la presidenza, si trasferì nuovamente a L’Aquila, ma continuò a collaborare con l’associazione partecipando alla preparazione del disegno di legge n. 356, presentato al Senato, relativo al nuovo ordinamento scolastico per i figli degli emigrati.
Morì il 18 luglio 1984, all’età di 85 anni.
