TERESA NOCE
Ultimo aggiornamento: 7 marzo 2026, 16:26

Teresa Noce, nata a Torino il 29 luglio 1900, è stata una dirigente politica di primo piano e una figura di eccezionale rilievo nella Resistenza italiana, tanto da essere ricordata con l’appellativo di Madonna Tempesta.
Cresciuta in condizioni di estrema povertà e rimasta orfana in giovane età, senza alcun sostegno economico, dedicò la propria vita allo studio e alla ricerca della conoscenza, con l’obiettivo di immaginare e costruire un futuro diverso, fondato sulla pace, sull’uguaglianza e sulla giustizia sociale. Lo fece con grande determinazione, senza scendere a compromessi, anche quando ciò significava risultare scomoda o ingombrante.
Oggi si vuole restituirle un riconoscimento che per lungo tempo le è stato negato, a causa di un oblio imposto proprio da chi avrebbe dovuto celebrarne la memoria. Un tentativo di oscurare i suoi meriti, ai quali ella stessa ha contribuito a dare testimonianza attraverso scritti autobiografici che raccontano la sua straordinaria vita: un percorso in cui promosse importanti leggi e organizzò iniziative di grande rilievo, come i cosiddetti Treni della Felicità, che negli anni salvarono dalla fame e dal freddo oltre 70.000 bambini.
L’impegno politico di Teresa Noce: coerenza morale e fedeltà ai propri ideali
La vita di Teresa Noce è attraversata da molteplici ruoli: partigiana, combattente della Resistenza italiana, madre costituente dell’Assemblea Costituente, parlamentare, scrittrice, giornalista, sindacalista, ma anche madre, moglie, prigioniera politica e deportata.
Il suo percorso fu guidato da valori profondi — onestà, integrità, senso del dovere e giustizia — e intrecciato agli eventi storici del suo tempo, spesso influenzati dal suo pensiero sempre attivo e dalla sua instancabile attività politica. Lottò per numerosi diritti che oggi tendiamo a considerare scontati, dimenticando talvolta che dietro molti di essi vi è anche il suo contributo. Tra questi, la legge sulla tutela della maternità, di cui fu tra le principali promotrici.
Tra i tanti episodi significativi della sua vita, uno in particolare — apparentemente minore — rivela la sua grande statura morale. Teresa Noce fu membro del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro nello stesso periodo in cui vi sedeva anche Enrico Mattei, in rappresentanza dell’Eni. Come ricordato in diversi interventi dedicati alla sua figura, ebbe il coraggio di dichiarare pubblicamente — suscitando anche qualche malumore — che Mattei, per carattere, atteggiamento e attenzione verso i lavoratori, le somigliava molto.
Inoltre, in merito alla riforma del sistema previdenziale, la posizione del dirigente pubblico risultava talvolta più innovativa e rispettosa nei confronti dei lavoratori rispetto a quella sostenuta dal suo stesso partito. Un episodio che rappresenta un chiaro esempio della sua onestà intellettuale e della sua indipendenza di giudizio.
Estella: la rivoluzionaria professionale
“Estella” fu lo pseudonimo scelto per lei da Palmiro Togliatti come nome di battaglia, mentre lei stessa amava definirsi una rivoluzionaria professionale. Combatté il fascismo in ogni sua forma, mantenendo sempre una lucida autonomia di pensiero pur restando fedele alla disciplina e alla logica di partito.
La fedeltà ai compagni e agli ideali in cui credeva fu incrollabile. Durante la Seconda guerra mondiale visse anche l’esperienza della prigionia: arrestata dalla Gestapo a Parigi nel 1943 per la sua attività antifascista, fu deportata nel campo di concentramento di Ravensbrück concentration camp e successivamente trasferita nel campo di lavoro di Holleischen concentration camp, dove fu costretta a lavorare in una fabbrica di munizioni fino alla liberazione nel 1945. Nonostante queste prove durissime, uno dei dolori più profondi della sua vita fu il tradimento personale e politico del marito, Luigi Longo, dirigente del Partito Comunista Italiano, che ottenne l’annullamento del loro matrimonio in Romania senza informarla direttamente. Teresa Noce venne a conoscenza della decisione solo a fatto compiuto. Questo episodio, come lei stessa raccontò nelle sue memorie Rivoluzionaria professionale, rappresentò per lei una ferita persino più dolorosa della prigionia e della deportazione.
Morì a Bologna il 22 gennaio 1980.